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Libri letti e libri comprati

ENRICO SETTIMI

© sabri deniz kizil - Fotolia.com© sabri deniz kizil - Fotolia.comDIALOGO TRA UN POVERO VIANDANTE E UNA VENDITRICE DI ALMANACCHI

Andiamo in libreria?
No, grazie.
Ho gli scaffali pieni di roba da leggere che non leggerò, perché non mi va, perché mi annoia, perché ha fatto il suo tempo, perché l’ho comprata per il titolo, perché me ne aveva parlato benissimo un’amica che mi piaceva, poi ci ho fatto sesso, l’esperienza è stata mediocre, di conseguenza non ho provato più interesse per i libri che mi consigliava lei. Altri non li leggerò perché facevano assai chic quando li ho comprati, mentre preparavo un esame universitario, poi non li ho potuti leggere perché dovevo preparare l’esame, poi ho dato l’esame, l’ho passato e mi sono ubriacato la sera stessa, dimenticandomi dell’esistenza del libro e della cerchia di persone con cui ho preparato l’esame che me ne avevano parlato.

Quindi non vuoi più comprare libri?

Molto molto meno.

Non ci credo, tu che …
Padronissima di non crederci. Ho comprato tanti di quei libri che adesso sarei ricco. E non credo che comprandone di meno avrei letto meno. Se ci penso bene nella vita, dai sei anni,  ho letto quasi tutti i giorni: saggi, filosofia (con una concentrazione quasi esclusiva nel quinquennio 1991-1996, per ovvie ragioni accademiche), romanzi di tutti i tipi e di tutte le culture, con una predilezione per la letteratura americana e quella francese, ma senza disdegnare scrittori portoghesi, tedeschi e giapponesi. Eppure nella mia enorme scaffalatura che va dal pavimento al soffitto c’è ancora parecchia roba non letta. Un caso come tutti gli altri di spreco.

Un libro non è mai danaro buttato...
Certo, si finanzia la cultura. Però poi negli anni ho avuto la ventura di conoscere persone che lavorano nelle case editrici, che collaborano alle pagine culturali dei quotidiani, e quelle, assai peggiori, che parlano di libri in rete. Sono per un ulteriore, drastico, quindi definitivo, taglio di fondi a tutta questa industria.

Ma la civiltà di una società si basa sulla sua cultura...
Appunto: più culatelli meno feltrinelli, la nostra cultura non è mai stata libresca. O meglio i signori, borghesi o nobili che fossero, che sapevano leggere e avevano i libri,  guardavano noi cafoni con disprezzo. Non a caso parlavano francese in casa. Una classe dirigente mediocre, vile ed esterofila non ha mai elaborato una cultura nazionale.  
Ma tutto questo suona tra il leghista e il fascista repubblichino, tipo il complotto demo-plutocratico e quelle cose là. Manca solo “Quando sento la parola cultura metto mano alla pistola…”
Si certo, lo ammetto, sto avendo inquietanti  slittamenti progressivi verso destra. E poi in fondo, come si evince dal compiaciuto elenco che ho stilato qui sopra, anche io leggo rigorosamente letteratura straniera.  Si tratta di industria culturale, cosiddetta, non di cultura. Siamo sicuri che alla cultura serva un’industria, o che l’industrializzazione faccia bene all’elaborazione culturale?

Quindi cosa proponi?
Scegliamo uno dei classici che ci fanno paura, e stanno nelle nostre librerie da anni, e leggiamolo. Se abbiamo la capacità e il tempo, impariamone la lingua. Non basta una vita per leggere quanto di interessante, bello, avvincente è stato scritto fin qui, mentre ogni anno viene buttato sul mercato un numero di romanzi pari a quello che compone il canone universale mondiale. Io scelgo il canone, in modo da avere un terreno comune coi miei simili. In tutto il mondo.

Ci saranno classici che devi ancora comprare, o qualche contemporaneo che non hai.
No, e semmai comunque prima devo leggere quelli che ho. Niente libreria. E semmai libri usati, biblioteche e affini.

Ma la nuova caffetteria della Feltrinelli, l’hai vista?
La moka è già sul fuoco, e sono a pagina tre di Delitto e castigo.

Ma non l’hai iniziato ieri?
Si, appunto. Vado lento.

Ma R2 la pagina di cultura, costume e spettacolo di
Sì lo so cos’è…

Insomma consiglia…
Il libro di qualche amico e il film della moglie di qualche amico, suppongo.

Sei ingiusto e pieno di livore.
Se solo facessero entrare anche me nella cerchia, non sarei così arrabbiato. È che non ho ancora capito che qualità servano per farne parte. Ho pensato di rasarmi come si deve e iscrivermi a Libertà e Giustizia, l’ho fatto, ma non ha sortito alcun effetto.

Dovresti essere meno scontroso, meno prevenuto.
Allora sarei inutile, suppongo.



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