Dopo aver distillato gratuitamente per 66 lunedi i brani dei sui artisti migliori, Bad Panda Records realizza il suo primo vero album con Dumbo Gets Mad, un giovane reggiano emigrato in California con una sola convinzione: ‘Non importa quello che sembra, deve essere psichedelico’.
Il risultato di queste nozze di menti sincere è Elephants At The Door, un gioiello psych-rock che, pur condividendone la dolcezza adolescenziale e l’utilizzo massiccio di sintetizzatori, vola un metro e mezzo sopra le recenti produzioni Chillwave, Glo-Fi, ecc.
Non è chiaro cosa ci sia di realmente nuovo nella musica di Dumbo Gets Mad: è registrata rigorosamente in lo-fi con strumenti e suoni retro (niente pettini e carta igienica, ma c’è uno spara-bolle), le melodie sono sognanti e orecchiabili, l’eterea cantante-musa è succosa quanto Jane Birkin nel 1969 e il tutto si addice benissimo ai tramonti estivi assuefatti di trecce e Batik. Eppure...
In una delle poche interviste pubblicate in rete, Dumbo dichiara di ispirarsi a Bibio, Gonjasufi, Flying Lotus e l’immancabile Captain Beefheart,(1) e ancora a Aronofsky e Jodorowsky nell’ambito visivo. L’estate scorsa The Needle Drop e I Guess I’m Floating pubblicano estasiati il singolo “Plumy Tale”, consacrandolo come un successo. Il ragazzo baffuto si è trasferito nella terra della psichedelia a fare psichedelia, tutto qui. Ce l'ha fatta, anche grazie ai baffi che fanno tanto Vecchio Continente.
Elephants At The Door guarda da lontano la summer of love del '67, e la distanza è sia temporale che geografica. Come nella scena degli elefanti rosa di Dumbo (1941) da cui il progetto prende nome, il cucciolo osserva creature simili a lui ma allo stesso tempo completamente liberate dalle strutture che fino a quel momento gli erano conosciute. Anche quando si stacca dal branco e impara la lingua straniera dell’inconscio, lo stupore fanciullesco rimane e diventa parte del tutto.
Il brano introduttivo, “Limbo’s Village”, delinea il percorso allucinogeno dell’album per essere subito temperato da un signor ritornello pop in “Plumy Tale”, con tanti synth quanti sax. “Eclectic Prawn” avvolge nel suono di un organo la storia di un gamberone romantico, che osserva i pesci che passano seduto in fondo al mare. Bellissime anche “Harmony” e l’ipnotica chiusura del disco “You Make You Feel”.
L’album è disponibile in vinile, oppure si puo’ scaricare gratuitamente in cambio di un tweet su Bad Panda Records.
(1) E io annuisco. Captain Beefheart era amico di famiglia di PJ Harvey (a cui non piaceva Stories...), e lei ha appena fatto un disco fantastico. Potrebbe diventare un criterio scrivere di artisti che si ispirano a Captain Beefheart.
DUMBO GETS MAD
Elephants at door
(Bad Panda Records, 2011)
psych-rock
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