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ENRICO SETTIMI


© frasp - Fotolia.com© frasp - Fotolia.comNon ricordate se fosse un giorno festivo. Era stata una lunga notte bianca non per colpa del Comune di Roma ma, come cantava Sergio Endrigo, grazie a Maddalena e alla sua gioventù. Non era ancora sorto il sole, quindi avevate deciso di fare ancora l’amore. A voi, a quell’ora non va più di dormire, e poi tutto quell’intrecciarsi di corpi, l’orgasmo, vi danno da sempre voglia di alzarvi, di fare qualcosa, di pensare, di guardare il sole che sorge.
I rumori arrivano sommessi da fuori. Hanno già iniziato a scaricare le cassette di pesci, frutti, verdure, nel mercato rionale sotto casa. La casa di lei è ancora un po’ fredda, fuori la temperatura deve essere scesa sotto zero, durante la notte, il pavimento è gelido, a piedi nudi. Per la prima volta avete iniziato ad aggirarvi tra le cose di lei, a leggere le quarte di copertina dei suoi libri, il frigo, le coste dei suoi cd, vi siete anche concessi una sbirciata tra le sue gonne, questa volta semplicemente quelle appese nell’armadio.
Lei invece si è di nuovo assopita tra le coperte scompigliate, spunta solo una gamba piegata e i capelli sparsi sul cuscino.
Questi sono momenti che vanno assaporati, di cui va gustato ogni singolo elemento. Sono piccole opere d’arte come Mandala: richiedono attenzione e applicazione, poi secondo alcuni non ne resta nulla, altri - angosciati da questa eventualità - tentano di replicarli nei giorni e negli anni successivi, inconsapevoli del fatto che l’intenzione stessa di fermarli farà svanire non solo quei momenti, ma la loro stessa futura possibilità. Altri ancora, infine, più saggi, sanno che solo lasciandoli andare potranno catturarne l’essenza. Per questo è essenziale bandire ogni gesto automatico, ogni rumore inutile che interferisca con l’armonia tra passi, respiri e rumori attutiti del primo mattino.
Siete tornati verso la camera da letto: avete sentito che lei si è mossa, ora era a pancia sopra, non vedete che gli occhi ma avete capito che vi sta sorridendo. Subito dopo in cucina avete iniziato a preparare il caffè: rumori delle parti in alluminio della moca, l’odore della miscela nella scatola di latta, mentre dal bagno arriva il rumore dell’acqua calda che riempie lentamente la vasca.

Rumori delle parti in alluminio della moca, l’odore della miscela nella scatola di latta


Quando la caffettiera ha iniziato a borbottare avete spento il gas, precedentemente acceso con un fiammifero. Avete riempito due tazzine bianche di porcellana e le avete portate su un vassoio di latta in bagno. E la vostra mattina è proseguita sulla stessa falsariga della notte, regalandovi due o tre altri piccoli momenti di perfezione.
Beh, è chiaro che non va sempre così. Mettete una di quelle enormi, orrende macchine per fare il caffè espresso a casa: il rumore elettrico del caffè che scende; il fatto che il caffè – appunto – scende, invece di salire come nella moca e nel conto di una armonia generale non è irrilevante: questo fa sì che sia il caffè a venire verso di voi. Le capsule in terrificanti materiali vengono buttate nella spazzatura. Un caffè standardizzato, in cui non potete scegliere quanto comprimere la miscela, ma ovviamente avrete l’illusione della scelta in tre o quattro aromi industrializzati. L’assenza di gesti codificati da qualche secolo, rimpiazzati da altri, anonimi, scarnificati, segnati dall’ansia di facilità ed efficienza: quanto rende più emozionante entrare nella stanza da bagno, con lei già nella vasca avere ancora addosso un po’ della concentrazione per non far cadere la polvere di caffè mentre la mettete nel filtro e dell’attesa che il caffè salga? Con un caffè espresso – anche il nome, che fastidio – tanto vale che lei facccia una doccia – rigorosamente da sola – poi si infili in uno di quei tristissimi completini impiegatizio-manageriali (siamo in un epoca in cui se sei impiegato ti fanno credere che sei un po’ manager e tu non capisci nemmeno quanto ci si perda in prestigio sociale ad esserlo)  e con un bacio fugace vi dichiari: “Ciao, scappo, sono in ritardo”.
Ma in una situazione del genere anche la notte precedente avreste più che altro dormito.
Per inciso il rapporto di prezzo a tazzina, per vivere peggio, è scandalosamente su un altro ordine di grandezza. Ovviamente a sfavore dell’espresso.

 

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